Parco di Vulci, tra natura e archeologia

🥾  Il verde dei pascoli, dove meravigliose vacche maremmane ci osservano pacifiche, con le loro lunghe corna e il loro sguardo penetrante. Il canto un po’ sgraziato e inconfondibile dei gruccioni, i coloratissimi uccelli migratori che da aprile volano tra i monumenti in numerosi gruppi familiari.

Fioriture di tutti i colori, dal viola dell’erba viperina al giallo delle ginestre, il rosso dei papaveri, il blu dei fiordalisi.
Le pareti ripidissime, di nero basalto, che sembrano precipitare nel fiume, ricoperte in alto da una scura vegetazione mediterranea: da qui non è raro vedere un rapace che si invola, tuffandosi a picco.
E tutto questo è da scoprire mentre si cammina su una strada vecchia di almeno duemila anni, pensando che questa natura così rigogliosa ricopre le rovine di una delle più importanti, ricche e popolate città d’Etruria.
Quello che è visibile lascia senza fiato: la domus, con i pavimenti mosaicati e il portico sotterraneo, il tempio grande, l’acquedotto…

Avete capito dove siamo?
E’ il Parco di Vulci, il luogo dove natura e archeologia si fondono, creando un’atmosfera indimenticabile!

 Tutto il giorno, dalle ore 10
📍 Parco di Vulci| Montalto (VT) | informazioni

🚶‍♀️ Gruppi piccolissimi, per tutti

📞  prenota ora chiedi info

📍informativa covid-19

Perché le tombe dipinte di Tarquinia sono così importanti?

L’interesse per gli Etruschi è antico quanto gli Etruschi stessi. Furono un popolo ricco, affascinante e altrettanto misterioso. Non sono giunte fino a noi opere scritte in lingua etrusca e nemmeno opere antiche che trattino in maniera specifica della loro cultura.

Le informazioni che abbiamo derivano sia da opere posteriori che da opere del loro tempo. In queste ultime in cui gli autori greci e latini erano loro contemporanei e spesso accennavano soltanto ai pirati e commercianti etruschi, il più delle volte nella cronaca di battaglie.

Nelle opere più tarde, invece, la cultura etrusca viene ben presto quasi mitizzata, essendo relativa a un patrimonio culturale “dotto” a cui guardare con ammirazione e con un velo di esaltazione: i Romani avevano interesse a risaltare i successi degli Etruschi, dato che così facendo mettevano indirettamente anche se stessi in buona luce, del resto loro li avevano sconfitti!!

Ciò che ci parla maggiormente degli Etruschi, però, sono le fonti archeologiche: ci raccontano di usanze, di reti commerciali, di competenze tecniche e artistiche e influenze culturali. Possiamo capire come la civiltà etrusca si è evoluta, dove si estendeva la sua influenza e come piano piano ha potuto soccombere alla crescente potenza romana. In questo aspetto le necropoli costituiscono un’attestazione eccezionale, a volte l’unica testimonianza di alcuni aspetti di questa cultura scomparsa da oltre duemila anni, ed è proprio per questo motivo che le necropoli di Cerveteri e di Tarquinia sono entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.


#PerleEtrusche

Foto:
Tomba dei Leopardi, Necropoli etrusca dei Monterozzi, Tarquinia, 473 a.C.
Fonte immagine: Wikipedia

Visita le Tombe dipinte di Tarquinia con le nostre guide!