I cavalli alati di Tarquinia

I cavalli alati di Tarquinia sono una mirabile opera di ceramica etrusca. Decoravano il frontone del tempio grande, l’Ara della Regina, e in origine dovevano trainare una biga 🐎🏛️
Oggi fanno bella mostra di sé in una sala a loro interamente dedicata nel Museo archeologico nazionale di Tarquinia. Ci siete mai andati?
È solo uno degli innumerevoli capolavori conservati all’interno di Palazzo Vitelleschi 🏺

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LAZIO (VT) – LA SELVA DEL LAMONE, IL REGNO DI TIBURZI. TREKKING NELLA FORESTA DEI BRIGANTI

Iniziamo a presentarvi gli itinerari, vecchi e nuovi, dove le nostre Guide Ambientali vi accompagneranno appena ci daranno l’ok per ripartire!
LAZIO (VT) – LA SELVA DEL LAMONE, IL REGNO DI TIBURZI. TREKKING NELLA FORESTA DEI BRIGANTI

Un tempo il territorio al confine tra Lazio e Toscana doveva essere un’unica fittissima foresta, percorsa da forre profonde e vallate rocciose, rupi altissime e boschi spinosi. L’area tra Farnese e Pitigliano, Manciano e Ischia di Castro ancora oggi mantiene queste caratteristiche e ci fa intuire la difficoltà che dovevano incontrare i viaggiatori inesperti che dovevano percorrere queste vie. Eppure i boschi erano più popolati e conosciuti di oggi: cacciatori, sì, ma anche taglialegna e carbonai, pastori e porcari, butteri e mandriani, eremiti e cercatori d’oro. E poi contrabbandieri, briganti e carabinieri e gendarmi che li inseguivano spesso invano. Le storie di Tiburzi, tra memorabili scontri a fuoco, inganni e travestimenti echeggiano ancora tra gli alberi della Selva del Lamone. Sicuramente ancora oggi le leggende e le storie di fungaroli ed escursionisti incauti che si smarriscono nel folto ancora sono raccontate con fondo di verità.
Cosa rende così “ostile” questa foresta? Forse il sottobosco spinoso, di stracciabraghe e pungitopo, o gli incredibili ammassi di roccia? Forse i sentieri pianeggianti che attraversano aree diverse ma simili tra loro, che fanno perdere facilmente l’orientamento. Forse la presenza di aree impenetrabili, dove si nasconde il gatto selvatico, il tasso, la martora, che osservano senza essere visti. Forse gli inganni che Tiburzi ha teso ai suoi inseguitori ancora hanno effetto su di noi…

Percorsi Etruschi – Emozioni in Natura

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LAZIO (VT) – ANELLO DEI BORGHI DI PIETRA, DA VITORCHIANO ALLE ROVINE DI CORVIANO

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LAZIO (VT) – ANELLO DEI BORGHI DI PIETRA, DA VITORCHIANO ALLE ROVINE DI CORVIANO


Vitorchiano sorge alta su un ripido sperone di peperino, il tufo grigio che caratterizza tutta la zona dei cimini (da Soriano a Viterbo), così simile a quello delle isole del Pacifico che nel 1990 la famiglia Atan venne proprio qui, da Rapa Nui a scolpire un Moai identico ai tradizionali Moai che si trovano sull’Isola di Pasqua. Ad oggi è l’unico Moai “originale” scolpito fuori dall’Isola di Pasqua al mondo.
Ma il peperino è stato utilizzato e trasformato per millenni anche dalle popolazioni locali. Scavato e tagliato in conci, costituisce il materiale di costruzione di innumerevoli borghi – caratteristici per il loro color grigio luminoso. Ma nei tempi più antichi le rocce hanno subito trasformazioni ben diverse. Sono state trasformate in templi o sculture – basta andare a Bomarzo per ammirare la piramide, o le sculture rinascimentali del Sacro Bosco; in altari come i sassi del predicatore che si trovano nella Selva di Malano; tagliati per creare vie cave, tombe o per essere utilizzati come pestarole per l’uva e l’olio; allineati a formare mura megalitiche come quelle sulla vetta del Cimino o scavati per creare un villaggio ipogeo come a Corviano.
Le abitazioni di Corviano dovevano essere una trentina, risalenti a epoche ignote e raggiungibili solo attraverso scalette di legno esterne e mobili. Nel medioevo l’insediamento ebbe nuova vita, alcune vennero rese raggiungibili da scale scavate nella roccia, ingrandite, allargate. Cinque sono ancora visibili in tutta la loro impressionante semplicità. Il panorama è da brivido.
Nel percorso che da Vitorchiano va a Corviano non mancherà l’acqua, i guadi, le cascate: una ricchezza e varietà di ambienti e climi che ripagheranno la lunghezza del percorso.

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TOSCANA (GR)  – ARGENTARIO DA SCOPRIRE. ATTRAVERSANDO LA FENIGLIA FINO ALL’ISOLA CHE NON C’E’ PIU’

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TOSCANA (GR)  – ARGENTARIO DA SCOPRIRE. ATTRAVERSANDO LA FENIGLIA FINO ALL’ISOLA CHE NON C’E’ PIU’

L’Argentario è stato per millenni una delle isole dell’Arcipelago Toscano, finché poco a poco si sono formati due tomboli – due esili strisce di sabbia, che l’hanno collegato alla terraferma. La Giannella, chiusa in tempi recenti (nelle mappe di fine ‘700 è ancora aperta!) e la Feniglia.
Dell’isola il Monte Argentario ha il clima e i panorami. Fu importante nei secoli per il controllo delle rotte tirreniche, non è un caso che a Porto Ercole trovò la morte Caravaggio, in fuga da Napoli dov’era stato condannato per una rissa.
Le dominazioni hanno lasciato importanti testimonianze, come le incredibili fortezze spagnole che proteggono la costa da Porto Ercole a Porto Santo Stefano o le più antiche torri d’avvistamento come quella di Capo d’Uomo.
I nostri trekking ci porteranno a esplorare l’aspetto storico e quello naturalistico dell’isola che non c’è più. Salendo fino al promontorio dove la torre di Capo d’Uomo domina la costa, o percorrendo la duna Feniglia parlando del suo importantissimo ruolo naturale, salendo fino a Forte Filippo, alla fortezza Spagnola o al Pozzarello.

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Camminare nelle vie cave

Intorno Pitigliano, Sorano e Sovana si estende una fitta rete di strade scavate nella roccia a partire dal VIII e VII secolo ac, forse ricalcando percorsi ancora più antichi ⛏️
Le vie, sacre in epoca etrusca, sono poi state usate come vie di comunicazione nei secoli successivi, subendo un lento ma continuo cambiamento. sono diventate più profonde e più larghe, probabilmente anche più fragili. 🐎


Percorrere le vie cave oggi è tutto fuorché un semplice esercizio di trekking 🌱 infatti entrando in queste profonde incisioni ci troveremo catapultati in un’atmosfera senza tempo. Cammineremo nel cuore del tufo, abbracciati dalla terra, in una penombra perenne con la luce del sole filtrata dagli alberi che crescono sopra di noi… i suoni attutiti, le curve improvvise, le pareti allisciate dalle antiche picconate e i gradini scavati da milioni di passi… 🥾
Non si fa fatica a percepire l’antica e mai del tutto dimenticata sacralità di questi luoghi.

La chiesa di San Pancrazio a Montefiascone

Abbiamo una passione particolare per le chiese campestri.
Nelle nostre campagne capita molto spesso di incontrare qualcuno di questi piccoli gioielli, spesso affidati alla custodia popolare. Per vedere l’interno bisogna andare a bussare qualche casa più su… 🔑
Qui siamo a Montefiascone, la chiesina romanica di San Pancrazio. Immersa tra uliveti e vigneti, guarda dall’alto verso il lago di Bolsena che si apre davanti a lei.
Per arrivarci ci sono tanti bei percorsi, dal lago a salire o dal paese a scendete
Quale vi ispira di più?
Tanto o prima o dopo, la salita ci tocca

Palazzo Farnese a Caprarola: il pentagono e la forza

A proposito di geometrie sacre.Palazzo Farnese di Caprarola è un palazzo pentagonale, in cui è inscritto un cortile circolare.

Nasce per essere una fortezza e viene trasformato in dimora del Gran Cardinale Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III.Il Cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’unione, in una parola: Dio.

Invece la forma pentagonale è il simbolo geometrico che nella Cabala è associata al quinto sephirah, Geburah, la cui traduzione è “Forza” o “Giustizia”.Nel mondo pagano greco e romano, ogni altare dedicato al dio della guerra doveva essere di forma pentagonale per incanalare meglio la sua forza.

Nel mondo cristiano questa asssociazione rimane, e la forma pentagonale è spesso utilizzata nelle fortezze rinascimentali. Il satanismo in tutto questo non c’entra assolutamente niente, e lo stesso discorso si potrebbe fare con un grande quantità di simboli oggi così poco compresi dai ricercatori delle teorie del complotto.

Comunque per rimanere sull’associazione Pentagono – Forza non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo, basta pensare all’edificio sede del quartier generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America.

Originariamente pubblicato sulla pagina Cripto

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Sei mete per un’autunno indimenticabile!

Sei escursioni per vivere un’autunno in natura. Ecco le migliori passeggiate per apprezzare questo magnifico territorio in tutti i suoi colori

MOLTI DI NOI, LO SO, SONO ANCORA PREDA DI CRISI NOSTALGICHE AL SOLO PENSIERO DI OMBRELLONE E CREMA SOLARE, MA SAPETE CHE VI DICIAMO? È ARRIVATO IL MOMENTO DI REAGIRE. E COSA PUÒ ESSERCI DI MEGLIO, PER DIMENTICARE LE VACANZE, CHE GODERSI A PIENO LA STAGIONE APPENA COMINCIATA?

Ciclamini nella Faggeta

Vogliamo proporvi, con questo articolo, sei ottimi motivi per scoprire l’autunno in tutti i suoi magnifici colori. Sei passeggiate che vi faranno apprezzare il paesaggio e la storia del nostro territorio, cinque occasioni da vivere al meglio in autunno, quando la temperatura è più clemente e la natura si esprime in tutta la suggestività di cui le sue pennellate sono capaci.

1- LA PIRAMIDE ETRUSCA E IL SACRO BOSCO

Bomarzo forra

Come è possibile, vi direte, che luoghi carichi di storia e di mistero come questi possano essere ancora più belli in una stagione ben precisa? Sembra difficile in effetti, eppure è proprio in autunno che il grigio del peperino si accende, lasciandosi esaltare dal muschio e dalle felci rese brillanti dal ritorno delle piogge. Il tutto esaltato dal contrasto cromatico tra le foglie sempreverdi della macchia mediterranea, come il leccio, il lentisco e la smilace, e le decidue di aceri, querce, bagolari.

I panorami si aprono, le opere imponenti dei nostri antenati, altari pagani, antiche tombe, mulini e altri strumenti produttivi, oltre alle grottesche sculture rinascimentali del Sacro Bosco, emergono dal paesaggio come parte immutabile di esso. Non un semplice percorso, ma una fascinosa passeggiata attraverso il tempo, un’occasione per immedesimarsi, per dare una sbirciata a vita, sogni e speranze di chi ha mosso i passi sullo stesso sentiero secoli prima di noi.

2- GIANNUTRI e l’isola del giglio: le più meridionali DELL’ARCIPELAGO TOSCANo

Isola del GIglio

Da un sogno ad occhi aperti all’altro, a Giannutri e al Giglio siamo circondati da mare e natura, da panorami che con l’autunno divengono ancora più limpidi, dal cielo che si veste di gradazioni avvincenti, come solo in questa stagione sa fare, dalle fioriture di rosmarino che tingono l’isola di viola a quelle della scilla e del corbezzolo… Una passeggiata attraverso la natura incontaminata, alla ricerca dei colori e dei profumi insoliti in questa stagione, ma anche della fauna caratteristica: potremo osservare il volo degli uccelli migratori, ma se siamo fortunati potremo anche avvistare grossi cetacei. Queste due isole infatti si trovano all’interno del Santuario Pelagos, un’area protetta per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo tra Italia e Francia.

Giannutri

Potremo goderci la brezza marina osservando l’orizzonte, mentre ci riposiamo sulla scogliera che volge a picco sul mare azzurro.

3- SUI SENTIERI DELLA SELVA DEL LAMONE

Se a Giannutri giocavamo a fare i pirati, qui siamo in terra di briganti. In un susseguirsi di dolci saliscendi attraverseremo il bosco nel pieno della sua esplosione cromatica, riparati da cerri e roverelle, ornielli e aceri, sorbi e bagolari e le loro incredibili variazioni cromatiche. Percorreremo gli intricati sentieri che permettono di muoverci tra questa selva impenetrabile, fino a poco tempo fa conosciuti solo dai suoi antichi abitanti: briganti, cacciatori, pastori e carbonai.

L’autunno è una delle migliori stagioni per un viaggio alla scoperta dei tesori nascosti della Selva: i Lacioni, delle piscine temporanee che diventano un habitat a sé stante; le Murce, fitti ammassi di sassi vulcanici dove solo muschi e piccoli arbusti osano crescere; fino a giungere alla Fortezza etrusca di Rofalco, sito archeologico e raro esempio di abitato fortificato etrusco.

4 iL PARCO DELLA MAREMMA a piedi e in bici!

Ci riavviciniamo alla costa per un’escursione all’insegna della varietà. La varietà di colori, come in tutte queste escursioni di autunno, ma anche di ambienti naturali. È proprio questo aggettivo a rappresentare al meglio questa passeggiata all’interno del parco naturale dell’Uccellina, percorso ideale per questo periodo, con le giornate ancora abbastanza lunghe da permetterci godere a pieno il cammino senza lo svantaggio del caldo estivo.

Prepariamoci ad incontrare le tipologie di paesaggio più svariate, dal folto del bosco con scorci di mare improvvisi, dall’uliveto secolare alla pineta granducale, dalla macchia retrodunale alle zone in cui l’ambiente umido si sta riprendendo i suoi spazi, fino agli ampi prati dove le vacche pascolano libere, allo stato semibrado, senza tralasciare la bellezza delle rovine dell’abbazia cistercense di San Rabano. Alla scoperta della natura in molte delle sue tinte, delle sue quiete sfaccettature, aguzzando gli occhi ad osservare la grande varietà di uccelli che popola il parco.

5- SULLE STRADE DEGLI ETRUSCHI, DA PITIGLIANO A SOVANA

Non solo natura in quest’ultima escursione, ma anche storia. I due centri, Pitigliano e Sovana, uniti non soltanto dalle vicende del passato, ma anche dall’ambiente da cui sono sorti e dal quale hanno tratto la linfa necessaria per imporsi. Drammaticamente eretti su sottili speroni di tufo, a collegarli ci sono sentieri, ma anche strade etrusche e medievali.

All’interno di un contesto in cui i colori e gli splendidi scorci sono ancora legittimi protagonisti: il rosso della roccia, i verdi di muschi e felci presenti sul fondo delle forre e delle vie cave. Una passeggiata lungo questi percorsi potrà farci sentire più vicini alla dea Madre, la più importante divinità etrusca: una vera camminata rigenerante, immersi nei colori e nei panorami più affascinanti della Toscana.

6– sui sentieri delle fate: il monumento naturale bosco del sasseto

Al bosco del Sasseto l’autunno è sinonimo di cambiamento e magia. Ogni settimana infatti le i sentieri sembrano trasformarsi: con l’avanzare della stagione cambiano i colori e le luci, spuntano i ciclamini e maturano le bacche, le foglie ingialliscono e cadono creando chiazze di mille tonalità diverse, i rami spogli vengono subito rivestiti dalle felci, i muschi riacquistano volume e brillantezza… se passeggiare tra i tronchi nodosi e i massi verdeggianti è bello in ogni stagione, in autunno l’emozione si fa ancora più traboccante!
Figuriamoci poi di poterne approfittare con passeggiate infrasettimanali in cui noi siamo gli unici esseri umani del bosco!

🐾🍃 GIOV 1 ottobre Tra le fate del Bosco del Sasseto

🐾✨SAB 3 ottobre La spiaggia che suona: Cala Violina
💦🚴🏻‍ DOM 4 ottobre BIKE & MARE nel parco dell’Uccellina

🐾 🌄 VEN 9 – SAB 10- DOM 11 – WEEKEND ALL’ISOLA DEL GIGLIO

🐾📜 VEN 16 ottobre Tra i fantasmi di Castro, la città che fu
🐾🍃 SAB 17 ottobre Tra le fate del Bosco del Sasseto

🐾🦔 DOM 18 ottobre Nella selva dei Tiburzi. Trekking al Lamone
🐾🌴SAB 17 ottobre Il sentiero delle Torri nel Parco della Maremma
🐾✨SAB 17 ottobre La spiaggia che suona: Cala Violina

🐾✨ DOM 18 ottobre Attraverso l’Uccellina. Traversata della Maremma
🐾🍃 MERC 21 ottobre Tra le fate del Bosco del Sasseto
🐾🌴SAB 24 ottobre GIANNUTRI trekking & mare nell’isola di Diana

🐾✨ DOM 25 ottobre La spiaggia più esclusiva della Maremma: CALA DI FORNO

🐾🐲 VEN 23 ottobre I segreti del sacro Bosco di Bomarzo

🐾📜 Sab 24 ottobre Bomarzo e i suoi misteri: la piramide etrusca

🐾🏺 Sab 31 ottobre Misteri etruschi – Esplorando il Parco Marturanum
🐾🌴SAB 31 ottobre La spiaggia che suona: Cala Violina
💦🚴🏻‍ DOM 1 novembre BIKE & MARE nel parco dell’Uccellina
🐾🍃 DOM 1 novembre Da Pitigliano a Sovana sulle orme degli Etruschi

🐾🌴SAB 14 novembre GIANNUTRI trekking & mare nell’isola di Diana

🐾🦔 DOM 21 novembre Nella selva dei Tiburzi. Trekking al Lamone

🐾🌴SAB 28 novembre GIANNUTRI trekking & mare nell’isola di Diana

Le chiesine campestri di Onano

Nei dintorni di Onano ci sono numerose chiesine campestri, costruite tra il 1400 e la fine del 1600. Piccole e graziose, alcune hanno al loro interno anche opere d’arte di un certo pregio. Si trovano sparpagliate per le campagne onanesi, al confine con la Toscana. Siamo andati a cercarle tutte! Continua a leggere

Acquapendente, antico e importante centro di produzione ceramico

Acquapendente non è conosciuto come Deruta o Faenza, eppure in passato è stato un centro di produzone ceramica importantissimo, con numerose fornaci attive dove lavoravano degli artisti abilissimi che non avevano nulla da invidiare a quelli di centri oggi più rinomati.
La nostra produzione “importante” inizia dalla seconda metà del Duecento e dura per tutto il Medioevo e Rinascimento, ma la cosa insolita è che la produzione è ottima anche nel Seicento, a differenza di tanti altri centri.

Questo meraviglioso catino rappresenta un esempio dell’altissima qualità della ceramica trecentesca aquesiana.
E’ una composizione molto originale, raffigura due personaggi riccamente abbigliati – un cavaliere e una dama – incorniciati da elementi vegetali e due animali caratteristici dei bestiari medievali, il serpente e il pavone.
Tra i due un’iscrizione che è stata interpretata come un dialogo:
– Tolle questa frascha p(er) mio amore
– Voleti direto p(er) testo serpente.
Ovvero: – Ho raccolto questo bel fiore per mostrarti il mio amore
– Ok, grazie, però attento che c’è un serpente dietro di te!

Risale alla metà del XIV sec., è stato recuperato nel 1995 durante uno scavo nel chiostro del convento di Sant’Agostino ed è oggi il pezzo forte del Museo della Città – Civico e Diocesano di Acquapendente (che ha i credits anche per la foto) .

Andiamo a vederlo insieme??

I 5 motivi per cui camminare fa bene (anche d’inverno!)

Camminare in natura, anche d’inverno, ha molteplici aspetti positivi: migliora il nostro buonumore e influenza il nostro modo di pensare, rallenta l’invecchiament, fa bene a tutto il corpo e aiuta a dimagrire… inoltre è un’attività davvero alla portata di tutti!

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Il Sacro Bosco di Bomarzo e i suoi segreti

Il Sacro Bosco, conosciuto meglio con il nome di Parco dei Mostri è un parco Rinascimentale decisamente insolito.

Lontano dalla geometrica perfezione dei giardini e delle ville cinquecentesche, qui troviamo un ammasso (apparentemente) disordinato di gigantesche sculture che raffigurano mostri e personaggi che sembrano usciti da un incubo. Continua a leggere

Grotte di Castro nel periodo Etrusco

Forse alcuni di voi già conoscono Grotte di Castro, un paesino sorto su una bellissima rupe di tufo sulle sponde del Lago di Bolsena.

Non tutti però sanno che il nome “Grotte” deriva dalle numerosissime tombe ipogee etrusche che si trovano tutt’intorno all’abitato moderno.
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STRAMONIO: L’erba delle streghe

Verso la fine dell’estate nei campi incolti è facile osservare questo meraviglioso fiore bianco, a volte tendente al giallo altre al violetto. Si tratta dello stramonio, detto anche erba del diavolo o erba delle streghe.

E’ una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee (come le patate, le melanzane, i pomodori, i peperoni) . Questa pianta è molto comune e altamente velenosa, in tempi remoti veniva spesso usata per il suicidio e l’omicidio.La morte avviene tramite la paralisi della muscolatura respiratoria.

I nomi erba del diavolo ed erba delle streghe si riferiscono alle sue proprietà narcotiche, sedative ed allucinogene, utilizzate sia a scopo terapeutico sia nei rituali magico-spirituali dagli sciamani di molte tribù indiane. Questi effetti sono causati da un’elevata concentrazione di potenti alcaloidi allucinogeni, in particolare la scopolamina e atropina, presenti in tutte le parti della pianta e soprattutto nei semi.

L’uso dello stramonio per finalità allucinogene è estremamente pericoloso in quanto la dose attiva di alcaloidi allucinogeni è molto vicina alla dose tossica, ma non solo. Il contenuto di alcaloidi varia in concentrazione e in tossicità nelle diverse parti della pianta (radice, fiori, fusti, foglie e semi) e nelle diverse stagioni nonché da esemplare a esemplare.

Cosa sono le “polpette di mare”?

Vi siete mai chiesti cosa sono quelle strane polpette vegetali che si trovano sulla spiaggia dopo una bella mareggiata?


No, non sono polpette (anche se da piccoli tutti abbiamo pensato che lo fossero!), e se le avete rotte vi sarete accorti che non sono nemmeno frutti o semi, perché sono composte di fibre vegetali e sabbia.
Ebbene, sappiate che hanno un nome, ed è EGAGROPILO! Sono i residui fibrosi di piante di Posidonia e Zostera che si accumulano sui litorali.
La formazione degli egagropili è frutto dello sfilacciamento dei residui fogliari fibrosi che circondano la radice della pianta (perché lo sapevate che la Posidonia è una pianta e non un’alga, vero?!) compattate a causa della risacca.

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Capanni? No grazie!

CAPANNI? NO, GRAZIE!
 
Che belli i capanni sulla spiaggia, sono una delle caratteristiche indiscusse delle spiagge maremmane. Ma sapete che queste belle strutture, fatte per ripararsi dal vento e dal sole, causano un grave danno ecologico??
 
I legni spiaggiati sono fondamentali per stabilizzare la sabbia e permettere alle piante di attecchire. Inoltre contribuiscono a creare ambiente favorevole al Fratino, un piccolo uccello molto raro che fa il nido sulla spiaggia.
Quindi queste strutture che sembrano così innocui possono essere un problema importante, soprattutto all’interno di un parco naturale che deve tutelare per primi gli habitat degli animali che ci vivono
Facciamo un piccolo sacrificio. Rinunciamo ai capanni e raccontiamo agli altri perché!

L’habitus degli alberi

Vi è mai capitato di osservare gli alberi in controluce al tramonto? Con un minimo di esperienza è possibile riconoscere anche da lontano le specie che stiamo guardando, perfino se siamo in inverno e abbiamo di fronte delle caducifoglie. Questo è possibile perché ogni specie arborea ha un suo particolare portamento. Il modo in cui le piante distribuiscono i rami, branche principali e foglie determina quello che nel linguaggio tecnico si chiama habitus. Habitus e specie sono indissolubilmente legati: ogni determinata specie non pu organizzare la sua struttura in nessun altromodo se non secondo il suo habitus.

(Tratto da: La timidezza delle chiome, Pietro Maroé)

Nella Selva dei Briganti…

La selva del Lamone è uno di quei posti che quasi si fatica a credere siano ancora così. Così come? Così selvaggi, così veri, intricati e meravigliosamente ostili. Ancora fino a pochi anni fa le storie di tanti che vi si addentravano e vagavano per giorni senza trovarne l’uscita erano diffuse: percorrendo i suoi sentieri (oggi ben tracciati) non fatichiamo a immaginarlo.

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La chiesa di Sant’Egidio a Cellere

Nel cuore della Tuscia, circondato dai boschi dell’alto viterbese legati in maniera indissolubile al fenomeno del brigantaggio, si trova un borgo sconosciuto ai più: Cellere.
Ma qui, appena fuori dal centro medievale, si può ammirare un piccolo gioello dell’arte rinascimentale, la chiesa di Sant’Egidio.
Progettata da uno dei più importanti e geniali architetti dell’epoca, Antonio da Sangallo il Giovane, con una pianta a croce greca, si staglia sul paesaggio rurale in cui si incastona perfettamente.
Una vera chicca inaspettata!

Perché le tombe dipinte di Tarquinia sono così importanti?

L’interesse per gli Etruschi è antico quanto gli Etruschi stessi. Furono un popolo ricco, affascinante e altrettanto misterioso. Non sono giunte fino a noi opere scritte in lingua etrusca e nemmeno opere antiche che trattino in maniera specifica della loro cultura.

Le informazioni che abbiamo derivano sia da opere posteriori che da opere del loro tempo. In queste ultime in cui gli autori greci e latini erano loro contemporanei e spesso accennavano soltanto ai pirati e commercianti etruschi, il più delle volte nella cronaca di battaglie.

Nelle opere più tarde, invece, la cultura etrusca viene ben presto quasi mitizzata, essendo relativa a un patrimonio culturale “dotto” a cui guardare con ammirazione e con un velo di esaltazione: i Romani avevano interesse a risaltare i successi degli Etruschi, dato che così facendo mettevano indirettamente anche se stessi in buona luce, del resto loro li avevano sconfitti!!

Ciò che ci parla maggiormente degli Etruschi, però, sono le fonti archeologiche: ci raccontano di usanze, di reti commerciali, di competenze tecniche e artistiche e influenze culturali. Possiamo capire come la civiltà etrusca si è evoluta, dove si estendeva la sua influenza e come piano piano ha potuto soccombere alla crescente potenza romana. In questo aspetto le necropoli costituiscono un’attestazione eccezionale, a volte l’unica testimonianza di alcuni aspetti di questa cultura scomparsa da oltre duemila anni, ed è proprio per questo motivo che le necropoli di Cerveteri e di Tarquinia sono entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.


#PerleEtrusche

Foto:
Tomba dei Leopardi, Necropoli etrusca dei Monterozzi, Tarquinia, 473 a.C.
Fonte immagine: Wikipedia

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