TOSCANA (GR) – Talamone, un viaggio nel Tempo e nella Natura

Continuiamo a presentarvi gli itinerari, vecchi e nuovi, dove le nostre Guide Ambientali vi accompagneranno appena ci daranno l’ok per ripartire!

TOSCANA (GR) – Talamone, un viaggio nel Tempo e nella Natura

La prima notizie di Talamone, così nota ai turisti oggi nella sua veste di grazioso borgo affacciato sul golfo e sul piccolo porto, risale all’epoca etrusca, quando Tlamu, etruscamente priva della lettera “o”, svettava dalla cima del colle di Talamonaccio, al termine del golfo. Come sempre alla ricerca di posti elevati, gli Etruschi avevano costruito la città alta sul mare, sfruttando il colle e la visibilità che regalava e nello stesso tempo avendo a disposizione, a breve distanza, un’insenatura adatta ad accogliere le navi che erano il mezzo di trasporto più importante dell’economia etrusca.

Tutta la zona di campagna dell’entroterra era un’immensa area agricola produttiva, in particolare votata alla vite e gli Etruschi commerciavano da queste zone soprattutto vino con tutto il resto del mondo antico, apprezzato in modo particolare dai popoli celtici.

I Celti (Keltai per i Greci, cioè “eroi”, perché alti, con capigliature lunghe e fluenti, fisicamente potenti, guerrieri per carattere e cultura) confinavano con il mondo lungo la Pianura Padana, antecedentemente alla prima globalizzazione della storia da parte di Roma. Dall’altura del Talamonaccio , nel 225 a.C., gli Etruschi assistettero sotto di loro ad una delle battaglie più sanguinose della Storia antica: la battaglia di Campo Regio, piana vicina all’attuale Fonteblanda, tra Roma sostenuta da alcune popolazioni italiche ormai inglobate nel futuro Impero e le numerose popolazioni celtiche che volevano riunirsi ai Cartaginesi nella loro visionaria conquista della Dominante. Erano i Taurisci dall’attuale Piemonte, gli Insubri da Mediolanum e dalla riva sinistra del Po, i Lingoni dall’Adriatico, i Senoni dalla Romagna; e poi Leponzi (Ossola), Orobiti (Brianza), Carni (Friuli) e altri ancora…La battaglia fu vinta da Roma, ma non con facilità, e lasciò sul terreno decine di migliaia di morti di entrambi gli schieramenti.

Mentre percorriamo il sentiero che regala affacci straordinari e mozzafiato dalle falesie che caratterizzano questa parte del Parco della Maremma non possiamo fare a meno di sentire l’eco di questo sanguinoso capitolo di Grande Storia Antica, osservando la piana che si apre sotto di noi come un teatro. E dall’altra parte, invece, colori sgargianti in ogni stagione, profumi di macchia mediterranea, panorami a volo d’uccello, sole e mare cristallino a perdita d’occhio…la bellezza straordinaria e protetta dell’Oggi: il Parco della Maremma

Percorsi Etruschi – Emozioni in Natura

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TOSCANA (GR) – La spiaggia che suona

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TOSCANA (GR) – La spiaggia che suona

Tutto l’anno, e non solo d’estate, facciamo visita ad una spiaggia magica racchiusa in una baia nascosta, che ti accorgi che esiste solo quando ci arrivi…il sentiero che percorriamo, immerso nella pineta-macchia della Bandita di Scarlino, è una successione di scenografie sul mare cristallino tra Punta Ala e Follonica, sul cui fondale si stagliano lo Scoglio dello Sparviero, l’Isola d’Elba e spesso Montecristo ben visibile. Partiamo dal Puntone di Scarlino, lungo un sentiero sterrato e piano che ci svela, di passo in passo, i segreti della macchia mediterranea frammisti a quelli delle pinete di rimboschimento; nei periodi giusti il sottobosco e i margini del sentiero sono arricchiti anche da una moltitudine di funghi che evidenziano la loro presenza facendo emergere il “cappello” dal terreno: il tappeto sotterraneo delle loro ife ( che erroneamente chiamiamo “radici”) connette il bosco tutto l’anno, ed è presente sempre, anche quando non vediamo la parte aerea dei miceli, per chilometri di estensione, creando quello che è ormai stato battezzato come il www dei boschi ( Wild Wood Web): di queste incredibili connessioni ragioniamo e facciamo esperienza mentre ci avviciniamo alla meta. Solo cinque chilometri, ma ricchissimi di aneddoti e curiosità… come Cala Martina, dalla quale in tempi lontani si imbarcò Garibaldi in fuga dalle guardie pontificie; La cala è caratterizzata da una spiaggia sassosa e da morbidi e spessi cuscini di “matte”, tappeto prezioso formato dalla deposizione delle foglie di Posidonia, le cui foreste tappezzano il fondo marino a poche decine di metri dalla spiaggia dove le coste sono in salute e le proteggono dall’erosione. Pochi chilometri dopo si apre davanti agli occhi la straordinaria candida falce della spiaggia “che suona”, Cala Violina, visibile attraverso i piccoli squarci tra lentischi e rosmarini. Il nome della cala sembra sia riferita al suono che i suoi granelli emettono quando vengono calpestati, per la loro particolare forma dovuta alla natura granitica…ma è straordinaria anche solo l’osservazione dei granelli di cui è composta, che apre al mondo dei colori delle rocce vulcaniche. L’escursione d’estate ci porta a Cala Violina verso l’ora della sera, per un magnifico bagno al tramonto ed una cena seduti sui suoi magici granelli sonori; il rientro al buio, a volte con l’aiuto delle torce, ci regala l’esperienza della vita naturale notturna e dei suoi suoni misteriosi; in tutti gli altri periodi dell’anno camminiamo di giorno, per goderci il pranzo sul granitico bianco arenile.

E’ un’escursione piena di fascino e curiosità, semplice, senza dislivelli ed alla quale possono partecipare proprio tutti

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LAZIO (VT) – LAZIO (RM) PELLEGRINI SULLA VIA FRANCIGENA: I TRATTI PIU’ BELLI DEL LAZIO

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LAZIO (VT) – LAZIO (RM) PELLEGRINI SULLA VIA FRANCIGENA: I TRATTI PIU’ BELLI DEL LAZIO

Daniela e Luca hanno percorso tutta la via Francigena, dal Gran San Bernardo a Minturno, da soli o con i gruppi che nel corso degli anni hanno scelto noi come guide. Il percorso è bello tutto, ma ci sono dei tappe che ci hanno veramente lasciato senza parole, e abbiamo deciso di proporre questi tratti di percorsi di settimana in settimana.

E quindi vi accompagneremo nel fosso delle meraviglie, tra Capranica e Sutri, 12 km immersi in un ambiente selvaggio e genuino – incredibile pensarlo a così poca distanza da Roma – fino alle tombe scavate sull’antica via Cassia; o tra San Lorenzo Nuovo e Bolsena, con i panorami del lago che si affaccia e ci accompagna per tutto il cammino.O anche da Montefiascone alle terme del Bagnaccio, percorrendo un lungo tratto di basolato perfettamente conservato, e perché non da Vetralla a Capranica, in un ambiente bucolico tra noccioleti e boschi? Ci stiamo forse dimenticando della tappa che da Formello arriva a Isola Farnese, attraversando il Parco di Veio?

Venite con noi, date un mozzico a questo lungo cammino: poi l’appetito vien mangiando, chissà che una volta iniziato il percorso non vogliate continuare a camminare…


Percorsi Etruschi – Emozioni in Natura


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LAZIO (VT) CANALE MONTERANO, NATURA SELVAGGIA DUE PASSI DA ROMA

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LAZIO (VT) CANALE MONTERANO, NATURA SELVAGGIA DUE PASSI DA ROMA


Monti della “Tolfa”. Il nome è familiare alla generazione dei sessantottini (ma anche a noi modesti cinquantenni) perché richiama la borsa di gran moda negli anni 60/70 il cui vero nome è “catana” (si proprio come la spada dei Samurai) ed è la “vera” borsa del pastore e del buttero, il cowboy della Maremma. Ricordo benissimo ancora oggi la mia tolfa, ereditata da chissà chi in famiglia, quando ancora si andava a scuola con un libro ed un quaderno e non con una tonnellata di libri come adesso. Anzi, quando ancora si andava a scuola …
Ma veniamo a noi. Proprio li, verso i Monti della Tolfa, a due passi da Roma e ad uno dal lago di Bracciano incontriamo il paese di Canale Monterano e l’omonima riserva regionale; le porte di ingresso ad una delle aree più selvagge del Lazio e d’Italia.


Tra le dolci colline dove pascolano cavalli e vacche maremmane allo stato brado (beate loro), protette dal bosco, si nascondono profonde forre dove fiumi e ruscelli scorrono in un ambiente naturale senza tempo. Ed ancora. Miniere abbandonate ed incredibili solfatare in cui si può osservare “dal vivo” il respiro dell’antico vulcano. E poi, all’improvviso, i meravigliosi resti dell’antica Monterano, talmente fastosa un tempo da poter esibire opere del Bernini e talmente affascinante oggi da essere utilizzata come set cinematografico di moltissimi film.
Inoltrarsi in questi luoghi è davvero come fare un viaggio in un luogo incantato.

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TOSCANA (GR) – PARCO DELLA MAREMMA A PIEDI O IN BICI. PERCORSI TRA MARE E CIELO ALL’UCCELLINA

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TOSCANA (GR) – PARCO DELLA MAREMMA A PIEDI O IN BICI. PERCORSI TRA MARE E CIELO ALL’UCCELLINA


La costa meridionale della Toscana è una grande riserva naturale che va da Principina a Mare, Grosseto fino a Talamone, tra monti dell’Uccellina e il maree. Racchiude al suo interno una incredibile varietà di ambienti naturali che celano un’antica conoscenza con l’uomo. Nei punti più alti sorgono altane d’osservazione e antiche torri che proteggevano la costa, permettendo l’avvistamento di navi nemiche in avvicinamento fin da grandi distanze. Oggi la salita a queste torri ci permette di godere di una vista a volo d’uccello sui boschi sterminati della riserva, fino al mare. Nelle radure pascolano le vacche maremmane, simbolo di questa terra: frugali e imponenti, mansuete e pazienti, resistenti e bellissime.

Le coste selvagge sono spesso raggiungibili solo a piedi, in bici o in barca. Una volta sulla spiaggia, immersi in un panorama mare e cielo, la stanchezza dei tanti km percorsi scivola via. In molti periodi dell’anno le spiegge sono spesso deserte, popolate solo da insolite sculture naturali: relitti di tronchi spiaggiati, lavati dal vento e dal mare e poi abbandonati dai flutti. È proprio grazie alla loro presenza, fondamentale da un punto di vista ecologico, che queste sono tra le le poche spiagge toscane a non essere costantemente erose dalle onde.

I nostri percorsi saranno a piedi, con una traversata lunga e panoramica o sul sentiero delle torri; in bici, per percorsi più lunghi e ricchi di emozioni; da Talamone per un punto di vista insolito… e speriamo presto anche in bici al tramonto, per un ultimo tuffo al mare quando la stagione lo permetterà!

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LAZIO (VT) – LA SELVA DEL LAMONE, IL REGNO DI TIBURZI. TREKKING NELLA FORESTA DEI BRIGANTI

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LAZIO (VT) – LA SELVA DEL LAMONE, IL REGNO DI TIBURZI. TREKKING NELLA FORESTA DEI BRIGANTI

Un tempo il territorio al confine tra Lazio e Toscana doveva essere un’unica fittissima foresta, percorsa da forre profonde e vallate rocciose, rupi altissime e boschi spinosi. L’area tra Farnese e Pitigliano, Manciano e Ischia di Castro ancora oggi mantiene queste caratteristiche e ci fa intuire la difficoltà che dovevano incontrare i viaggiatori inesperti che dovevano percorrere queste vie. Eppure i boschi erano più popolati e conosciuti di oggi: cacciatori, sì, ma anche taglialegna e carbonai, pastori e porcari, butteri e mandriani, eremiti e cercatori d’oro. E poi contrabbandieri, briganti e carabinieri e gendarmi che li inseguivano spesso invano. Le storie di Tiburzi, tra memorabili scontri a fuoco, inganni e travestimenti echeggiano ancora tra gli alberi della Selva del Lamone. Sicuramente ancora oggi le leggende e le storie di fungaroli ed escursionisti incauti che si smarriscono nel folto ancora sono raccontate con fondo di verità.
Cosa rende così “ostile” questa foresta? Forse il sottobosco spinoso, di stracciabraghe e pungitopo, o gli incredibili ammassi di roccia? Forse i sentieri pianeggianti che attraversano aree diverse ma simili tra loro, che fanno perdere facilmente l’orientamento. Forse la presenza di aree impenetrabili, dove si nasconde il gatto selvatico, il tasso, la martora, che osservano senza essere visti. Forse gli inganni che Tiburzi ha teso ai suoi inseguitori ancora hanno effetto su di noi…

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LAZIO (VT) – ANELLO DEI BORGHI DI PIETRA, DA VITORCHIANO ALLE ROVINE DI CORVIANO

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LAZIO (VT) – ANELLO DEI BORGHI DI PIETRA, DA VITORCHIANO ALLE ROVINE DI CORVIANO


Vitorchiano sorge alta su un ripido sperone di peperino, il tufo grigio che caratterizza tutta la zona dei cimini (da Soriano a Viterbo), così simile a quello delle isole del Pacifico che nel 1990 la famiglia Atan venne proprio qui, da Rapa Nui a scolpire un Moai identico ai tradizionali Moai che si trovano sull’Isola di Pasqua. Ad oggi è l’unico Moai “originale” scolpito fuori dall’Isola di Pasqua al mondo.
Ma il peperino è stato utilizzato e trasformato per millenni anche dalle popolazioni locali. Scavato e tagliato in conci, costituisce il materiale di costruzione di innumerevoli borghi – caratteristici per il loro color grigio luminoso. Ma nei tempi più antichi le rocce hanno subito trasformazioni ben diverse. Sono state trasformate in templi o sculture – basta andare a Bomarzo per ammirare la piramide, o le sculture rinascimentali del Sacro Bosco; in altari come i sassi del predicatore che si trovano nella Selva di Malano; tagliati per creare vie cave, tombe o per essere utilizzati come pestarole per l’uva e l’olio; allineati a formare mura megalitiche come quelle sulla vetta del Cimino o scavati per creare un villaggio ipogeo come a Corviano.
Le abitazioni di Corviano dovevano essere una trentina, risalenti a epoche ignote e raggiungibili solo attraverso scalette di legno esterne e mobili. Nel medioevo l’insediamento ebbe nuova vita, alcune vennero rese raggiungibili da scale scavate nella roccia, ingrandite, allargate. Cinque sono ancora visibili in tutta la loro impressionante semplicità. Il panorama è da brivido.
Nel percorso che da Vitorchiano va a Corviano non mancherà l’acqua, i guadi, le cascate: una ricchezza e varietà di ambienti e climi che ripagheranno la lunghezza del percorso.

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TOSCANA (GR)  – ARGENTARIO DA SCOPRIRE. ATTRAVERSANDO LA FENIGLIA FINO ALL’ISOLA CHE NON C’E’ PIU’

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TOSCANA (GR)  – ARGENTARIO DA SCOPRIRE. ATTRAVERSANDO LA FENIGLIA FINO ALL’ISOLA CHE NON C’E’ PIU’

L’Argentario è stato per millenni una delle isole dell’Arcipelago Toscano, finché poco a poco si sono formati due tomboli – due esili strisce di sabbia, che l’hanno collegato alla terraferma. La Giannella, chiusa in tempi recenti (nelle mappe di fine ‘700 è ancora aperta!) e la Feniglia.
Dell’isola il Monte Argentario ha il clima e i panorami. Fu importante nei secoli per il controllo delle rotte tirreniche, non è un caso che a Porto Ercole trovò la morte Caravaggio, in fuga da Napoli dov’era stato condannato per una rissa.
Le dominazioni hanno lasciato importanti testimonianze, come le incredibili fortezze spagnole che proteggono la costa da Porto Ercole a Porto Santo Stefano o le più antiche torri d’avvistamento come quella di Capo d’Uomo.
I nostri trekking ci porteranno a esplorare l’aspetto storico e quello naturalistico dell’isola che non c’è più. Salendo fino al promontorio dove la torre di Capo d’Uomo domina la costa, o percorrendo la duna Feniglia parlando del suo importantissimo ruolo naturale, salendo fino a Forte Filippo, alla fortezza Spagnola o al Pozzarello.

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