Acquapendente, antico e importante centro di produzione ceramico

Acquapendente non è conosciuto come Deruta o Faenza, eppure in passato è stato un centro di produzone ceramica importantissimo, con numerose fornaci attive dove lavoravano degli artisti abilissimi che non avevano nulla da invidiare a quelli di centri oggi più rinomati.
La nostra produzione “importante” inizia dalla seconda metà del Duecento e dura per tutto il Medioevo e Rinascimento, ma la cosa insolita è che la produzione è ottima anche nel Seicento, a differenza di tanti altri centri.

Questo meraviglioso catino rappresenta un esempio dell’altissima qualità della ceramica trecentesca aquesiana.
E’ una composizione molto originale, raffigura due personaggi riccamente abbigliati – un cavaliere e una dama – incorniciati da elementi vegetali e due animali caratteristici dei bestiari medievali, il serpente e il pavone.
Tra i due un’iscrizione che è stata interpretata come un dialogo:
– Tolle questa frascha p(er) mio amore
– Voleti direto p(er) testo serpente.
Ovvero: – Ho raccolto questo bel fiore per mostrarti il mio amore
– Ok, grazie, però attento che c’è un serpente dietro di te!

Risale alla metà del XIV sec., è stato recuperato nel 1995 durante uno scavo nel chiostro del convento di Sant’Agostino ed è oggi il pezzo forte del Museo della Città – Civico e Diocesano di Acquapendente (che ha i credits anche per la foto) .

Andiamo a vederlo insieme??

L’Agrifoglio pianta magica

L'agrifoglio e le sue bacche rosse

L’agrifoglio e le sue bacche rosse

L’agrifoglio è considerato la tipica pianta natalizia… con quelle sue bellissime bacche rosse e le foglie sempre verdi.
Ma sapevate che era considerata una pianta magica anche prima dell’avvento del Cristianesimo? Infatti si dice che proteggesse dai demoni e portasse fortuna. Le rosse bacche dell’agrifoglio rappresentavano la fertilità durante la profonda oscurità invernale, una promessa di ritorno di luce e calore.

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Gli asfodeli

Gli asfodeli erano fiori sacri agli etruschi, che li associavano al mondo dei morti.

Forse per il loro odore un po’ sgradevole, forse per la fioritura pallida, sembra che gli asfodeli fossero associati dagli etruschi al regno dell’oltretomba. Anche la mitologia greca parla dell’aldilà come sterminati prati ricoperti di questo delicato fiore.

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Gli alberi solitari della Tuscia

Nell’Alto Lazio ancora resiste strenuamente la tradizione degli alberi solitari al centro di campi coltivato o pascoli, che offrono riparo e freschezza a uomini e greggi.

Il contadino trovava riposo sotto le loro fronde ombrose, appoggiando il “tascapane” contenente il pranzo, le pecore si riposano all’ombra nelle lunghe giornate estive.

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Sapete cosa sono le galle?

Le galle: che cosa sono?

Molti pensano (erroneamente) che siano frutti di qualche strana pianta, in realtà la galla (o cecide) è una ‘reazione allergica’ della pianta nei confronti della puntura di un insetto! Infatti certi insetti depongono le uova su rami, gemme o foglie di alcune piante, ogni insetto predilige una specie in particolare formando galle dalle forme caratteristiche. Le più comuni sono quelle che i bambini qui in Tuscia chiamano “pallucche”, ovvero le galle della quercia – ma ce ne sono molte altre, come le galle a cespuglietto della rosa e quelle a gemma del faggio.
Sapevate che esiste una scienza che studia le galle?! Si chiama cecidologia.

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La Maremma

« La parola maremma nasce con la emme minuscola perché sta a indicare una qualsiasi regione bassa e paludosa vicina al mare dove i tomboli, ovvero le dune, ovvero i cordoni di terra litoranea, impediscono ai corsi d’acqua di sfociare liberamente in mare provocandone il ristagno. Con il risultato di creare acquitrini, paludi. Non Maremma, allora, bensì maremma. E siccome la maremma più vasta della penisola, la più nota, la più micidiale, quella dove la malaria ha imperversato spietata per secoli interi, era la zona costiera della Toscana meridionale e del Lazio occidentale, al punto che nella storia della medicina, e anche della letteratura popolare, la malaria legò il suo nome, il teatro delle sue rabbrividenti nefandezze, a questo territorio, la maremma tosco-laziale prese la emme maiuscola. Divenne Maremma per indicare la regione abitata un tempo dagli Etruschi. »
(A. Santini)

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Il pozzo di San Patrizio

Il pozzo di San Patrizio è una delle attrazioni turistiche più celebri di Orvieto.
Fu costruito da Antonio da Sangallo il Giovane, per volere di papa Clemente VIII che si era rifugiato ad Orvieto durante il sacco di Roma (1527).
Il Papa temeva che l’approvvigionamento idrico della città avrebbe potuto essere insufficiente in caso di assedio: infatti, Orvieto è costruita sulla sommità di una rupe tufacea e non ha alcun rifornimento di acqua dolce costante. Le sorgenti sono presenti solo alla base della rupe . La città medievale si riforniva principalmente di acqua piovana.

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I lastroni a scala di Tarquinia

I lastroni a scala di Tarquinia: decorazioni funerarie arcaiche, bassorilievi in pietra locale (nenfro).

Lastrone a Scala con pantere e animali mitologici, fine VII sec a C Tomba delle Pantere, Tarquinia, fine del VII sec. a.C.

Prima delle tombe dipinte, a Tarquinia le tombe erano decorate con degli enormi lastroni di nenfro decorati a bassorilievo, di chiara orgine orientaleggiante. I lastroni a scala erano disposti lungo le pareti interne delle tombe, nelle camere sepolcrali, ricoprendo l’intera parete. Continua a leggere

Civita di Bagnoregio. Perché la città che muore?

Civita di Bagnoregio nasce su uno sperone di tufo, come Orvieto e Pitigliano, generato dalle eruzioni del sistema vulcanico Volsino (quello che poi portò alla formazione del lago di Bolsena, che è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa). Però il tufo qui è molto sottile, deposto su uno strato di argille marine, i calanchi. Continua a leggere