Acquapendente, antico e importante centro di produzione ceramico

Acquapendente non è conosciuto come Deruta o Faenza, eppure in passato è stato un centro di produzone ceramica importantissimo, con numerose fornaci attive dove lavoravano degli artisti abilissimi che non avevano nulla da invidiare a quelli di centri oggi più rinomati.
La nostra produzione “importante” inizia dalla seconda metà del Duecento e dura per tutto il Medioevo e Rinascimento, ma la cosa insolita è che la produzione è ottima anche nel Seicento, a differenza di tanti altri centri.

Questo meraviglioso catino rappresenta un esempio dell’altissima qualità della ceramica trecentesca aquesiana.
E’ una composizione molto originale, raffigura due personaggi riccamente abbigliati – un cavaliere e una dama – incorniciati da elementi vegetali e due animali caratteristici dei bestiari medievali, il serpente e il pavone.
Tra i due un’iscrizione che è stata interpretata come un dialogo:
– Tolle questa frascha p(er) mio amore
– Voleti direto p(er) testo serpente.
Ovvero: – Ho raccolto questo bel fiore per mostrarti il mio amore
– Ok, grazie, però attento che c’è un serpente dietro di te!

Risale alla metà del XIV sec., è stato recuperato nel 1995 durante uno scavo nel chiostro del convento di Sant’Agostino ed è oggi il pezzo forte del Museo della Città – Civico e Diocesano di Acquapendente (che ha i credits anche per la foto) .

Andiamo a vederlo insieme??

Perché le tombe dipinte di Tarquinia sono così importanti?

L’interesse per gli Etruschi è antico quanto gli Etruschi stessi. Furono un popolo ricco, affascinante e altrettanto misterioso. Non sono giunte fino a noi opere scritte in lingua etrusca e nemmeno opere antiche che trattino in maniera specifica della loro cultura.

Le informazioni che abbiamo derivano sia da opere posteriori che da opere del loro tempo. In queste ultime in cui gli autori greci e latini erano loro contemporanei e spesso accennavano soltanto ai pirati e commercianti etruschi, il più delle volte nella cronaca di battaglie.

Nelle opere più tarde, invece, la cultura etrusca viene ben presto quasi mitizzata, essendo relativa a un patrimonio culturale “dotto” a cui guardare con ammirazione e con un velo di esaltazione: i Romani avevano interesse a risaltare i successi degli Etruschi, dato che così facendo mettevano indirettamente anche se stessi in buona luce, del resto loro li avevano sconfitti!!

Ciò che ci parla maggiormente degli Etruschi, però, sono le fonti archeologiche: ci raccontano di usanze, di reti commerciali, di competenze tecniche e artistiche e influenze culturali. Possiamo capire come la civiltà etrusca si è evoluta, dove si estendeva la sua influenza e come piano piano ha potuto soccombere alla crescente potenza romana. In questo aspetto le necropoli costituiscono un’attestazione eccezionale, a volte l’unica testimonianza di alcuni aspetti di questa cultura scomparsa da oltre duemila anni, ed è proprio per questo motivo che le necropoli di Cerveteri e di Tarquinia sono entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.


#PerleEtrusche

Foto:
Tomba dei Leopardi, Necropoli etrusca dei Monterozzi, Tarquinia, 473 a.C.
Fonte immagine: Wikipedia

Visita le Tombe dipinte di Tarquinia con le nostre guide!

Gli asfodeli

Gli asfodeli erano fiori sacri agli etruschi, che li associavano al mondo dei morti.

Forse per il loro odore un po’ sgradevole, forse per la fioritura pallida, sembra che gli asfodeli fossero associati dagli etruschi al regno dell’oltretomba. Anche la mitologia greca parla dell’aldilà come sterminati prati ricoperti di questo delicato fiore.

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Gli alberi solitari della Tuscia

Nell’Alto Lazio ancora resiste strenuamente la tradizione degli alberi solitari al centro di campi coltivato o pascoli, che offrono riparo e freschezza a uomini e greggi.

Il contadino trovava riposo sotto le loro fronde ombrose, appoggiando il “tascapane” contenente il pranzo, le pecore si riposano all’ombra nelle lunghe giornate estive.

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Il pozzo di San Patrizio

Il pozzo di San Patrizio è una delle attrazioni turistiche più celebri di Orvieto.
Fu costruito da Antonio da Sangallo il Giovane, per volere di papa Clemente VIII che si era rifugiato ad Orvieto durante il sacco di Roma (1527).
Il Papa temeva che l’approvvigionamento idrico della città avrebbe potuto essere insufficiente in caso di assedio: infatti, Orvieto è costruita sulla sommità di una rupe tufacea e non ha alcun rifornimento di acqua dolce costante. Le sorgenti sono presenti solo alla base della rupe . La città medievale si riforniva principalmente di acqua piovana.

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I lastroni a scala di Tarquinia

I lastroni a scala di Tarquinia: decorazioni funerarie arcaiche, bassorilievi in pietra locale (nenfro).

Lastrone a Scala con pantere e animali mitologici, fine VII sec a C Tomba delle Pantere, Tarquinia, fine del VII sec. a.C.

Prima delle tombe dipinte, a Tarquinia le tombe erano decorate con degli enormi lastroni di nenfro decorati a bassorilievo, di chiara orgine orientaleggiante. I lastroni a scala erano disposti lungo le pareti interne delle tombe, nelle camere sepolcrali, ricoprendo l’intera parete. Continua a leggere

Civita di Bagnoregio. Perché la città che muore?

Civita di Bagnoregio nasce su uno sperone di tufo, come Orvieto e Pitigliano, generato dalle eruzioni del sistema vulcanico Volsino (quello che poi portò alla formazione del lago di Bolsena, che è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa). Però il tufo qui è molto sottile, deposto su uno strato di argille marine, i calanchi. Continua a leggere

Il gruccione

Il Gruccione (Merops apiaster)


Passeggiando per il Parco di Vulci, tra bellezze archeologiche e naturali, possiamo essere sorpresi da un suono, a volte percettibile solo a un orecchio attento: un ʻPrrr, Prrr, Prrrʼ ben lontano dal canto melodioso degli uccelli che riempiono la campagna!
È un suono molto particolare, e se nessuno ci aiuta a riconoscerlo è difficile capire cosa… o chi lo produce. Ma basta alzare gli occhi al cielo, sui fili elettrici o sulle staccionate ed eccolo lì, l’autore: il gruccione.

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