Castel d’Asso secondo George Dennis

Qui i sepolcri sono scavati lungo le pareti verticali di roccia ed
hanno la particolarità di avere all’esterno, l’aspetto architettonico, sia pure ridotto all’essenziale, delle case, con le cornici e le sagomature alle porte, tutto scolpito nella roccia ad alto rilievo.
Numerose sono pure le iscrizioni.


È ben comprensibile la grande meraviglia che desta la vista di
questi luoghi solitari che sembrano veramente isolati dal resto del mondo, il fatto che vi riposino persone di una razza, di una lingua, di una religione misteriosa, le quali nulla possono fare per rivelarci i loro misteri, i loro segreti, induce la mente a soffermarsi nella riflessione e nella meditazione.
Né poi nulla qui esiste, tranne le mute tombe, che possa rispondere alle affannate domande dello studioso, domande che sinora sono rimaste senza risposta.
Nella maggior parte dei casi l’accesso alle tombe è libero, almeno parzialmente, ma le difficoltà di ingresso non mancano
specialmente per i rovi, che formano una barriera intricatissima.
Con l’aiuto di molta buona volontà, e con una candela in mano ho visitato l’interno di molte tombe.
L’Italia è un paese formato da persone molto intelligenti, ma sembra impossibile come nessuno, o quasi nessuno, si curi del presente e del passato, non si appassioni ai luoghi antichi che costituiscono i documenti più sicuri per illuminarli sugli usi e sui costumi di quelle popolazioni che furono gli antenati degli italiani di oggi.
Queste idee mi venivano alla mente qui a Castel d’Asso dove, sono matematicamente sicuro, molto rimane ancora da scoprire e da studiare.
Questa magnifica necropoli etrusca è rimasta praticamente ignota sino al 1818, quando l’Orioli di Bologna ed il padre Pio Semeria di Viterbo vennero qui a studiare questi resti di così grande interesse storico ed archeologico.
Sono convinto che più della metà d’Italia è ancora da scoprire.
La grandiosità di queste tombe è molto simile alla monumentalità delle tombe rupestri egizie e questa, penso sia una prova più che convincente della loro remota antichità.


*** George Dennies, Città e necropoli d’Etruria, 1848

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