Il Maurizio di Orvieto

Alla fine del Duecento  l’invenzione dell’orologio meccanico introdusse per la prima volta un tempo nuovo, di ore teoricamente tutte uguali. Gli orologi di solito facevano muovere anche automi, apprezzatissimi dal pubblico, tanto che furono una delle ragioni maggiori del loro successo, più ancora della possibilità di far conoscere il tempo. In Italia il primo orologio con automi fu installato nel 1351 ad Orvieto, presso la cattedrale, sulla torre all’angolo tra via del Duomo e piazza del Duomo, ed è tutt’ora funzionante. Si tratta del cosiddetto “Maurizio”, probabile corruzione dell’antica dizione “ariologium de muriccio”, ossia orologio del cantiere, il primo orologio meccanico segnatempo che scandiva le ore di lavoro – in linea di principio tutte uguali . per la fabbrica dell’edificio sacro. L’automa, fuso nel 1348 con una lega usata per le campane, sembra indicare, per l’abito che indossa, un inserviente oblato dell’Opera del Duomo., La patina scura del metallo avrò aiutato la figura a mantenere il soprannome, per l’associazione Maurizio/Moro. Con un martello l’automa batte le ore sulla campana maggiore; sulla cintura è la scritta: “Da te a me, campana, furono pati / tu per gridar et io per fare i fati”. (“Campana, questi furono i patti fra me e te, tu devi gridare e io devo svolgere il mio compito”). Nella campana si legge, per quanto malconcia, la risposta: “Se vuoi ch’attenga i pati dammi piano / sennò io cassirò e dara’ invano”) (“Se vuoi che io rispetti i patti non battere troppo forte, altrimenti io mi romperò e tu batterai invano”).

Dal libro: Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, di Chiara Frugoni

Foto da www.inorvieto.itil Maurizio di orvieto il_maurizio_web

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