Civita di Bagnoregio, la città che muore

Civita di Bagnoregio, nota al mondo come “la città che muore”, si erge su di un imponente sperone tufaceo da cui domina la valle dei calanchi

.Immersa in un paesaggio mutevole è sicuramente una delle vedute più suggestive della Tuscia.Qui la storia si fonde con la geologia di questo territorio unico.Civita di Bagnoregio nasce su uno sperone di tufo, come Orvieto e Pitigliano, generato dalle eruzioni del sistema vulcanico Volsino (quello che poi portò alla formazione del lago di Bolsena, che è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa).

Però il tufo qui è molto sottile, deposto su uno strato di argille marine, i calanchi. L’insediamento si sviluppa fin dall’età del ferro, diventando un villaggio di notevole interesse in epoca Etrusca e Romana, è una delle prime sedi vescovili della Tuscia e la sua fama aumenta per tutto il Medioevo e il Rinascimento. Finché nel 1695 un forte terremoto causa la frana del sottile lembo di terra che connetteva Civita alla terraferma, e con esso crolla buona parte della città. Isolata dal resto della terra, soggetta a continui crolli causati da frane e terremoti, piano piano viene abbandonata ela Civita, la città, inizia a morire.

Oggi è l’unica via che permette di arrivare al borgo è un lungo ponte pedonale.Vale la pena percorrerlo almeno una volta: solo 9 persone sono residenti stabilmente a Civita di Bagnoregio, oggi, e il borgo è rimasto pressoché intatto, immune allo scorrere del tempo: se non fosse che molte delle vie cittadine invece di affacciare su piazze e palazzi affacciano direttamente sul vuoto.

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