Percorsi Etruschi

Viterbopost | E se ci facessimo due passi nel Sasseto?

3 aprile 2016

E se ci facessimo due passi nel Sasseto?

Un viaggio nella storia e nella natura insieme a Percorsi Etruschi e il loro Fare Rete

Viterbopost

 

Uno degli abitanti del Sasseto

Uno degli abitanti del Sasseto

Le scarpe da trekking sono sempre calde. E ogni tanto a Viterbopost piace di abbandonare la scrivania in favore di quattro passi. Così, giacché la storia del Sasseto era fresca, l’occasione è sembrata parecchio ghiotta. Attinente.
A Torre Alfina un pezzo di storia paesana rischia di finire nelle mani di un privato. Il bosco del Sasseto, quel lembo che verticalmente divide un verde altopiano da un leggiadro fiume (il Paglia), è in asta. Che detto in questo modo pare quasi un paradosso. Ed invece la cosa è tremendamente vera. Il Gaucci imprenditore pallonaro ha fallito, economicamente parlando, nella sua esperienza viterbese. Conseguentemente il suo (ormai ex) castello se lo sono bevuto le banche. La frazione verde invece è stata scorporata. E non nutre, per il momento, l’interesse di grandi estimatori.
Ieri il sindaco di casa, Alberto Bambini, ha chiarito sul tema un paio di concetti: “C’è un vecchio creditore che vorrebbe… – le sue parole – ma anche se fosse, il Comune ha diritto di prelazione sulla vendita”. Punto.
Oggi invece, per ritornare al discorso delle scarpe, scendiamo direttamente all’interno del polmone. Per descrivere, anche se le parole non rendono molto, cos’è in verità il Sasseto. E per addentrarci nel bosco incantato ci facciamo accompagnare da Percorsi etruschi.

La tomba di Edoardo Cahen

La tomba di Edoardo Cahen

L’associazione ultra-specializzata che sta portando avanti un progetto denominato FareRete 2.1. In sostanza, le guide accompagnano operatori vari (albergatori, piuttosto che colleghi o giornalisti ficcanaso) in vari sentieri. Al fine di creare collegamento. Di invogliare a (ri)scoprire la provincia. Di promuovere un tantino di cultura della sostenibilità. Bene. Bravi. Bis.
Consigli a monte: il Sasseto è un monumento naturale. Va affrontato con rispetto e con delicatezza. Vi si può entrare da soli, ma poi nel suo ventre non si troveranno né cartellonistica né chioschi. È sempre bene, perciò, capitarci con chi lo bazzica spesso.
Avanti. Il bosco sacro (come lo chiamano in molti) si sviluppa su appena 50 ettari. E in cotanto poco spazio vi si legge la storia del mondo. Di questa piccola ma straordinaria fetta di globo. Tutto è intatto, infatti. L’uomo non ha manomesso nulla. E quindi le specie animali e vegetali si intrecciano, si sposano e si lasciano morire in una confusione disarmante che è pura poesia. Sottobosco sassoso, di pietre enormi, ammassate con forza e precisione in seguito a diverse eruzioni vulcaniche distanti 30 chilometri (leggi attuale lago di Bolsena). E poi fusti altissimi. Alberi che si vanno a cercar luce lassù. Che ci hanno messo anche 500 anni per imporsi.

Percorsi etruschi on the road

Percorsi etruschi on the road

A fare da cornice, se non bastasse, richiami di pennuti, formiche laboriose, odori forti e dolci mescolati e là, nella parte più a valle, l’unica costruzione presente: la tomba di Edoardo Cahen. Che coccolò il bosco. Che capì la sua vera natura e decise di conservarla. Di tramandarla a noi e a chi verrà in futuro.
Questo è più o meno quanto. E l’invito al lettore ad affrontare il Sasseto è consequenziale. Seppur riservato. Andateci, insomma. Ma col cervello acceso e con la consapevolezza che là dentro gli ospiti siamo noi. Affidatevi a gente seria. A Percorsi etruschi, o ad altri che operano in loco con la medesima professionalità.
E buona scarpinata.