Discovery Tuscia | Dalla Piramide di Bomarzo alla Torre di Chia: continua il cammino

Dalla Piramide di Bomarzo alla Torre di Chia: continua il cammino

Da Bomarzo a Chia, tra misteri e Pasolini
Un’altra bella camminata, dalla Piramide di Bomarzo alla Torre di Chia. Dieci chilometri circa, impegnativi e intensi
Il 2016 è l’anno dei cammini e noi lo stiamo iniziando, appunto, camminando. Dopo il bellissimo Cammino del Silenzio che da Piansano ci ha condotti a Marta, ieri ci siamo nuovamente affidati a Percorsi Etruschi per questa nuova scarpinata. Circa dieci chilometri abbastanza impegnativi che hanno impegnato le nostre gambe dalla Piramide di Bomarzo alla Torre di Chia. Una giornata di sole e una natura di generosa bellezza hanno fatto da cornice al nostro gruppo in cammino. Questa volta è stata Elena Ronca la guida di Percorsi Etruschi che ci ha accompagnati. Brava Elena, presente e discreta, affidabile senza imporsi mai. Una guida che da sempre l’impressione di essere, prima di tutto, parte del gruppo essa stessa.
Ci inoltriamo subito nel bosco, lungo un sentiero su cui la brina e il ghiaccio della notte stanno lasciando posto a un sottile strato di fango. Bisogna fare attenzione, ma il corpo sembra sapere cosa fare, così, per istinto. La corporeità è la sensazione più potente che si avverte quando si cammina. Contare su un corpo che si muove e ci sostiene è qualcosa a cui non si presta mai abbastanza attenzione. Camminare riporta in primo piano una funzione potente di cui troppo spesso ci si dimentica: quella di poter mettere una gamba davanti all’altra, un passo dopo l’altro. Per chilometri.
Prima tappa del percorso la Piramide di Bomarzo, chiamata anche Piramide Etrusca anche se, tale attribuzione, resta ancora dubbia. In mezzo alla vegetazione appare, ad un certo punto, questo affascinante monolite di cui, per certo, si sa che era un altare rupestre. L’ambiente che ci circonda, unito alla parola Piramide certo amplifica l’alone di mistero e l’indubbia magia che si sprigiona da questo luogo. Luogo in cui, al di la delle ancora impossibili attribuzione ad un popolo piuttosto che ad un altro, la presenza umana fin da tempi antichissimi, è evidente. La Piramide, o comunque la si voglia chiamare, è un enorme blocco di pietra su cui sono stati incisi gradini per rispondere alla umana aspirazione all’ascesa. Mi interessa questo, più che sapere cosa rappresenti davvero e chi davvero l’abbia costruita. Lei è ancora lì, con la sua imponenza e il muschio che la avvolge quasi come un vestito a protezione dal sole o dal freddo.
Si riparte e, tra salite e discese, torrenti, pietre coperte di foglie secche e muschio, ci avviciniamo piano piano alla Torre di Chia. Qui, per me, l’emozione è particolarmente forte perché questo luogo è indissolubilmente legato ad un uomo per me fondamentale: Pier Paolo Pasolini. Che ne fece il suo rifugio. Pasolini incontra questi luoghi durante le riprese del film “Il Vangelo secondo Matteo”. Gli occhi e l’animo del regista si innamorano di questa natura, di questo richiamo all’innocenza da lui tanto amata. Tutte cose che lo portano a definire questo come il “paesaggio più bello del mondo”.
Nel 1970 riuscirà a comprarla e a restaurarla trascorrendo qui lunghissimi periodi, spesso da solo, a leggere e scrivere. Fu qui che visse quasi continuativamente gli ultimi tre anni di vita e qui scrisse Petrolio, suo romanzo incompiuto. Un legame profondissimo quello di Pasolini con l’Alto Lazio e il viterbese. Un legame che è stato bello ricordare ieri, durante questa bellissima camminata. Mi piace pensare che qualcosa di quell’uomo, di cui ci sarebbe tanto bisogno anche oggi, fosse lì con noi in quel momento.
Ancora grazie a Percorsi Etruschi per quest’altra bellissima iniziativa con cui, caratteristica del loro lavoro, si impegnano a far scoprire il territorio, muovendocisi dentro con gentilezza e passione. La strada è quella giusta
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