Grotte di Castro nel periodo Etrusco

Forse alcuni di voi già conoscono Grotte di Castro, un paesino sorto su una bellissima rupe di tufo sulle sponde del Lago di Bolsena.

Non tutti però sanno che il nome “Grotte” deriva dalle numerosissime tombe ipogee etrusche che si trovano tutt’intorno all’abitato moderno.
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STRAMONIO: L’erba delle streghe

Verso la fine dell’estate nei campi incolti è facile osservare questo meraviglioso fiore bianco, a volte tendente al giallo altre al violetto. Si tratta dello stramonio, detto anche erba del diavolo o erba delle streghe.

E’ una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee (come le patate, le melanzane, i pomodori, i peperoni) . Questa pianta è molto comune e altamente velenosa, in tempi remoti veniva spesso usata per il suicidio e l’omicidio.La morte avviene tramite la paralisi della muscolatura respiratoria.

I nomi erba del diavolo ed erba delle streghe si riferiscono alle sue proprietà narcotiche, sedative ed allucinogene, utilizzate sia a scopo terapeutico sia nei rituali magico-spirituali dagli sciamani di molte tribù indiane. Questi effetti sono causati da un’elevata concentrazione di potenti alcaloidi allucinogeni, in particolare la scopolamina e atropina, presenti in tutte le parti della pianta e soprattutto nei semi.

L’uso dello stramonio per finalità allucinogene è estremamente pericoloso in quanto la dose attiva di alcaloidi allucinogeni è molto vicina alla dose tossica, ma non solo. Il contenuto di alcaloidi varia in concentrazione e in tossicità nelle diverse parti della pianta (radice, fiori, fusti, foglie e semi) e nelle diverse stagioni nonché da esemplare a esemplare.

Cosa sono le “polpette di mare”?

Vi siete mai chiesti cosa sono quelle strane polpette vegetali che si trovano sulla spiaggia dopo una bella mareggiata?


No, non sono polpette (anche se da piccoli tutti abbiamo pensato che lo fossero!), e se le avete rotte vi sarete accorti che non sono nemmeno frutti o semi, perché sono composte di fibre vegetali e sabbia.
Ebbene, sappiate che hanno un nome, ed è EGAGROPILO! Sono i residui fibrosi di piante di Posidonia e Zostera che si accumulano sui litorali.
La formazione degli egagropili è frutto dello sfilacciamento dei residui fogliari fibrosi che circondano la radice della pianta (perché lo sapevate che la Posidonia è una pianta e non un’alga, vero?!) compattate a causa della risacca.

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Capanni? No grazie!

CAPANNI? NO, GRAZIE!
 
Che belli i capanni sulla spiaggia, sono una delle caratteristiche indiscusse delle spiagge maremmane. Ma sapete che queste belle strutture, fatte per ripararsi dal vento e dal sole, causano un grave danno ecologico??
 
I legni spiaggiati sono fondamentali per stabilizzare la sabbia e permettere alle piante di attecchire. Inoltre contribuiscono a creare ambiente favorevole al Fratino, un piccolo uccello molto raro che fa il nido sulla spiaggia.
Quindi queste strutture che sembrano così innocui possono essere un problema importante, soprattutto all’interno di un parco naturale che deve tutelare per primi gli habitat degli animali che ci vivono
Facciamo un piccolo sacrificio. Rinunciamo ai capanni e raccontiamo agli altri perché!

L’habitus degli alberi

Vi è mai capitato di osservare gli alberi in controluce al tramonto? Con un minimo di esperienza è possibile riconoscere anche da lontano le specie che stiamo guardando, perfino se siamo in inverno e abbiamo di fronte delle caducifoglie. Questo è possibile perché ogni specie arborea ha un suo particolare portamento. Il modo in cui le piante distribuiscono i rami, branche principali e foglie determina quello che nel linguaggio tecnico si chiama habitus. Habitus e specie sono indissolubilmente legati: ogni determinata specie non pu organizzare la sua struttura in nessun altromodo se non secondo il suo habitus.

(Tratto da: La timidezza delle chiome, Pietro Maroé)

Nella Selva dei Briganti…

La selva del Lamone è uno di quei posti che quasi si fatica a credere siano ancora così. Così come? Così selvaggi, così veri, intricati e meravigliosamente ostili. Ancora fino a pochi anni fa le storie di tanti che vi si addentravano e vagavano per giorni senza trovarne l’uscita erano diffuse: percorrendo i suoi sentieri (oggi ben tracciati) non fatichiamo a immaginarlo.

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La chiesa di Sant’Egidio a Cellere

Nel cuore della Tuscia, circondato dai boschi dell’alto viterbese legati in maniera indissolubile al fenomeno del brigantaggio, si trova un borgo sconosciuto ai più: Cellere.
Ma qui, appena fuori dal centro medievale, si può ammirare un piccolo gioello dell’arte rinascimentale, la chiesa di Sant’Egidio.
Progettata da uno dei più importanti e geniali architetti dell’epoca, Antonio da Sangallo il Giovane, con una pianta a croce greca, si staglia sul paesaggio rurale in cui si incastona perfettamente.
Una vera chicca inaspettata!

Perché le tombe dipinte di Tarquinia sono così importanti?

L’interesse per gli Etruschi è antico quanto gli Etruschi stessi. Furono un popolo ricco, affascinante e altrettanto misterioso. Non sono giunte fino a noi opere scritte in lingua etrusca e nemmeno opere antiche che trattino in maniera specifica della loro cultura.

Le informazioni che abbiamo derivano sia da opere posteriori che da opere del loro tempo. In queste ultime in cui gli autori greci e latini erano loro contemporanei e spesso accennavano soltanto ai pirati e commercianti etruschi, il più delle volte nella cronaca di battaglie.

Nelle opere più tarde, invece, la cultura etrusca viene ben presto quasi mitizzata, essendo relativa a un patrimonio culturale “dotto” a cui guardare con ammirazione e con un velo di esaltazione: i Romani avevano interesse a risaltare i successi degli Etruschi, dato che così facendo mettevano indirettamente anche se stessi in buona luce, del resto loro li avevano sconfitti!!

Ciò che ci parla maggiormente degli Etruschi, però, sono le fonti archeologiche: ci raccontano di usanze, di reti commerciali, di competenze tecniche e artistiche e influenze culturali. Possiamo capire come la civiltà etrusca si è evoluta, dove si estendeva la sua influenza e come piano piano ha potuto soccombere alla crescente potenza romana. In questo aspetto le necropoli costituiscono un’attestazione eccezionale, a volte l’unica testimonianza di alcuni aspetti di questa cultura scomparsa da oltre duemila anni, ed è proprio per questo motivo che le necropoli di Cerveteri e di Tarquinia sono entrate a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.


#PerleEtrusche

Foto:
Tomba dei Leopardi, Necropoli etrusca dei Monterozzi, Tarquinia, 473 a.C.
Fonte immagine: Wikipedia

Visita le Tombe dipinte di Tarquinia con le nostre guide!

L’Agrifoglio pianta magica

L'agrifoglio e le sue bacche rosse

L’agrifoglio e le sue bacche rosse

L’agrifoglio è considerato la tipica pianta natalizia… con quelle sue bellissime bacche rosse e le foglie sempre verdi.
Ma sapevate che era considerata una pianta magica anche prima dell’avvento del Cristianesimo? Infatti si dice che proteggesse dai demoni e portasse fortuna. Le rosse bacche dell’agrifoglio rappresentavano la fertilità durante la profonda oscurità invernale, una promessa di ritorno di luce e calore.

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Gli asfodeli

Gli asfodeli erano fiori sacri agli etruschi, che li associavano al mondo dei morti.

Forse per il loro odore un po’ sgradevole, forse per la fioritura pallida, sembra che gli asfodeli fossero associati dagli etruschi al regno dell’oltretomba. Anche la mitologia greca parla dell’aldilà come sterminati prati ricoperti di questo delicato fiore.

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Gli alberi solitari della Tuscia

Nell’Alto Lazio ancora resiste strenuamente la tradizione degli alberi solitari al centro di campi coltivato o pascoli, che offrono riparo e freschezza a uomini e greggi.

Il contadino trovava riposo sotto le loro fronde ombrose, appoggiando il “tascapane” contenente il pranzo, le pecore si riposano all’ombra nelle lunghe giornate estive.

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Chi erano gli Etruschi?

Ma chi erano gli Etruschi?
Gli Etruschi sono stati la prima popolazione urbana dell’area del nord del Mediterraneo, la cui civiltà si è sviluppata l’ VIII e il II sec. A.C.
Molti assosciano l’Etruria alla Toscana, in realtà l’Etruria propriamente detta comprendeva il nord del Lazio, arrivando fino alla provincia di Roma (Veio e Cerveteri), e l’Umbria (con Orvieto e Perugia).
Non è mai esistito un vero e proprio “Stato Etrusco” unitario, ma erano organizzati in città stato indipendenti. Queste città, che formavano la Dodecapoli Etrusca, pur facendo parte di una cultura omogenea, avevano tradizioni, struttura sociale, politica economica e militare anche molto diverse tra loro ed è capitato che fossero in guerra l’una contro l’altra.
Oltre a quest’area il territorio di espansione etrusco arrivava all’Adriatico e alla Campania… ma avremo modo di parlarne!


#PerleEtrusche
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Foto: L’Etruria al tempo della dominazione romana: Regio VII
Fonte: Wikipedia

Sapete cosa sono le galle?

Le galle: che cosa sono?

Molti pensano (erroneamente) che siano frutti di qualche strana pianta, in realtà la galla (o cecide) è una ‘reazione allergica’ della pianta nei confronti della puntura di un insetto! Infatti certi insetti depongono le uova su rami, gemme o foglie di alcune piante, ogni insetto predilige una specie in particolare formando galle dalle forme caratteristiche. Le più comuni sono quelle che i bambini qui in Tuscia chiamano “pallucche”, ovvero le galle della quercia – ma ce ne sono molte altre, come le galle a cespuglietto della rosa e quelle a gemma del faggio.
Sapevate che esiste una scienza che studia le galle?! Si chiama cecidologia.

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La Maremma

« La parola maremma nasce con la emme minuscola perché sta a indicare una qualsiasi regione bassa e paludosa vicina al mare dove i tomboli, ovvero le dune, ovvero i cordoni di terra litoranea, impediscono ai corsi d’acqua di sfociare liberamente in mare provocandone il ristagno. Con il risultato di creare acquitrini, paludi. Non Maremma, allora, bensì maremma. E siccome la maremma più vasta della penisola, la più nota, la più micidiale, quella dove la malaria ha imperversato spietata per secoli interi, era la zona costiera della Toscana meridionale e del Lazio occidentale, al punto che nella storia della medicina, e anche della letteratura popolare, la malaria legò il suo nome, il teatro delle sue rabbrividenti nefandezze, a questo territorio, la maremma tosco-laziale prese la emme maiuscola. Divenne Maremma per indicare la regione abitata un tempo dagli Etruschi. »
(A. Santini)

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Il pozzo di San Patrizio

Il pozzo di San Patrizio è una delle attrazioni turistiche più celebri di Orvieto.
Fu costruito da Antonio da Sangallo il Giovane, per volere di papa Clemente VIII che si era rifugiato ad Orvieto durante il sacco di Roma (1527).
Il Papa temeva che l’approvvigionamento idrico della città avrebbe potuto essere insufficiente in caso di assedio: infatti, Orvieto è costruita sulla sommità di una rupe tufacea e non ha alcun rifornimento di acqua dolce costante. Le sorgenti sono presenti solo alla base della rupe . La città medievale si riforniva principalmente di acqua piovana.

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I lastroni a scala di Tarquinia

I lastroni a scala di Tarquinia: decorazioni funerarie arcaiche, bassorilievi in pietra locale (nenfro).

Lastrone a Scala con pantere e animali mitologici, fine VII sec a C Tomba delle Pantere, Tarquinia, fine del VII sec. a.C.

Prima delle tombe dipinte, a Tarquinia le tombe erano decorate con degli enormi lastroni di nenfro decorati a bassorilievo, di chiara orgine orientaleggiante. I lastroni a scala erano disposti lungo le pareti interne delle tombe, nelle camere sepolcrali, ricoprendo l’intera parete. Continua a leggere

Civita di Bagnoregio. Perché la città che muore?

Civita di Bagnoregio nasce su uno sperone di tufo, come Orvieto e Pitigliano, generato dalle eruzioni del sistema vulcanico Volsino (quello che poi portò alla formazione del lago di Bolsena, che è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa). Però il tufo qui è molto sottile, deposto su uno strato di argille marine, i calanchi. Continua a leggere

Il gruccione

Il Gruccione (Merops apiaster)


Passeggiando per il Parco di Vulci, tra bellezze archeologiche e naturali, possiamo essere sorpresi da un suono, a volte percettibile solo a un orecchio attento: un ʻPrrr, Prrr, Prrrʼ ben lontano dal canto melodioso degli uccelli che riempiono la campagna!
È un suono molto particolare, e se nessuno ci aiuta a riconoscerlo è difficile capire cosa… o chi lo produce. Ma basta alzare gli occhi al cielo, sui fili elettrici o sulle staccionate ed eccolo lì, l’autore: il gruccione.

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